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L’iniziativa d’introdurre un importo minimo pensionistico per i giovani è stata accolta con positività dal Presidente Anief e membro confederale Cisal Marcello Pacifico, il quale ha espresso parere favorevole sulla proposta del governo di introdurre nel nostro ordinamento una pensione minima di 650 euro per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 e che quindi avrà una pensione calcolata per l’intero con il sistema contributivo.

“Occorre garantire un futuro dignitoso ai nostri giovani e far in modo che gli stessi siano un trampolino di lancio per le generazioni future – ha aggiunto il presidente Anief che si è soffermato anche sulla necessità che tale iniziativa debba essere applicata soprattutto in ordine alle pensioni di vecchiaia e alle pensioni di inabilità e ai superstiti liquidate interamente con il sistema contributivo.

Secondo Pacifico, sarebbe inoltre auspicabile che la revisione del requisito del livello minimo “dell’importo soglia riguardasse anche l’accesso alla pensione anticipata, al fine di introdurre elementi concreti di “flessibilità” in uscita per l’ingresso alla pensione, come lo sono già l’Ape sociale e la pensione anticipata per i lavoratori “precoci”.

La proposta del governo è quella di assicurare un assegno minimo da 650 euro, nel caso in cui i contributi versati non siano sufficienti a raggiungere questa soglia. Queste le proposte annunciate al tavolo Governo – Sindacati.

Il palcoscenico degli attori coinvolti riguarda i giovani, i titolari di posizioni della gestione separata oltre a tutti coloro i quali, nel nostro Paese, hanno iniziato a lavorare dopo il 31/12/1995, data a partire dalla quale il sistema di calcolo pensionistico passa da retributivo a contributivo. La pensione di vecchiaia ordinaria oggi è liquidata se oltre ad avere maturato l’età pensionabile (66 anni e 7 mesi) e il requisito contributivo minimo (20 anni) si è raggiunto un importo minimo 1,5 volte l’assegno sociale (circa 670 euro). La proposta è quella di abbassare questo tetto a 1,2 volte l’assegno sociale (€ 538) e di introdurre un sistema di garanzia che assicuri importi mai inferiori a 650 euro, indipendentemente dai contributi versati.

Questo significa che un numero maggiore di persone con carriere lavorative povere potranno accedere alla pensione normale, senza dover aspettare altri quattro anni (oggi la soglia è fissata a 70 anni e 7 mesi, ma salirà anche questa) per prendere la pensione posticipata che spetta, con un minimo di 5 anni di contributi per coloro che non hanno maturato l’importo minimo per la pensione normale. Il Governo non sembra abbia invece previsto di abbassare l’importo minimo (2,8 volte l’assegno sociale) per chi vorrebbe accedere alla pensione di vecchiaia contributiva (63 anni e 7 mesi).

Il tavolo Governo – Sindacati si incontrerà ancora la settimana prossima. Sono diversi e importanti gli argomenti che potrebbero essere affrontati.

L’Ape sociale, per la quale chi ha fatto domanda entro il 15 luglio è in attesa dell’elaborazione della graduatoria entro il 15 ottobre, è uno di questi; si ricorda che i “ritardatari” possono ancora comunque presentare l’istanza a condizione che le risorse stanziate non siano esaurite, motivazione per la quale in tal caso non si potrà accedere al beneficio. Per quanto riguarda i tempi per l’avvio dell’Ape volontario, non è ancora uscito il decreto attuativo e devono essere pure sottoscritte le convenzioni con ABI e ANIA.

Si parla molto in questi giorni anche di pensione anticipata per le donne. Ci potrebbe essere una proroga o istituzionalizzazione dell’opzione donna o ancora una Ape ad hoc per le donne o per chi si occupa di familiari disabili o anziani. Altro tema su cui ci possiamo aspettare un confronto è quello dell’aspettativa di vita. Per effetto della Riforma Fornero, dal 1° gennaio 2019 l’età pensionabile si alzerà a 67 anni rispetto agli attuali 66 anni e 7 mesi.

Su lavori usuranti e/o gravosi potrebbe esserci qualche novità, ma è ancora presto, per sapere di che entità. 

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