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isee in scadenza
attenzione va rinnovato!

Con la Manovra 2026 arrivano importanti modifiche al calcolo dell’ISEE, che però rischiano di creare disparità di trattamento tra chi possiede la casa in cui vive e chi, invece, risiede in un immobile in affitto.

 

Aumento della franchigia per la prima casa

Dal 1° gennaio 2026, la soglia di esenzione per la prima casa di abitazione passerà da 52.500 a 91.500 euro, con un incremento di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo.
È inoltre prevista una revisione della scala di equivalenza, che riconoscerà maggiorazioni già in presenza di due figli.

Le modifiche sono contenute nell’articolo 47 del Disegno di Legge di Bilancio 2026 e avranno effetto sul calcolo dell’ISEE per l’accesso a cinque principali agevolazioni:

  • – Assegno di inclusione;

  • – Supporto formazione lavoro;

  • – Assegno unico;

  • – Bonus asilo nido;

  • – Bonus nuovi nati.

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Criticità per chi vive in affitto

Le nuove disposizioni non prevedono alcun aggiornamento della deduzione per il canone di locazione, attualmente fissata a 7.000 euro, aumentata di 500 euro per ogni figlio convivente successivo al secondo.
Secondo l’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), la Corte dei Conti e la Banca d’Italia, questa scelta rompe l’equilibrio introdotto con la riforma ISEE del 2013, che equiparava il trattamento tra casa di proprietà e abitazione in affitto.

L’aumento della franchigia per la prima casa, infatti, riduce il peso patrimoniale dell’abitazione di proprietà senza introdurre correttivi per chi sostiene un affitto, generando una forma di disparità a favore dei proprietari.

 

Le osservazioni degli organismi di controllo

Durante le audizioni sulla Manovra del 6 novembre,

  • – l’UPB ha sottolineato che la modifica rappresenta una “scelta di policy ben definita” a vantaggio di specifiche categorie familiari;

  • – la Banca d’Italia ha evidenziato che tali variazioni devono essere introdotte “con moderazione, per non snaturare la funzione di misurazione dell’ISEE”;

  • – la Corte dei Conti ha espresso perplessità in merito all’impatto della riforma sulla logica interna del calcolo dell’indicatore.

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I dati: affitto più gravoso e povertà più diffusa

Secondo i dati ISTAT, nel 2024 vivevano in abitazioni in locazione il 18% delle famiglie italiane, mentre il 73,5% risiedeva in casa di proprietà.
La povertà assoluta colpisce il 22,1% delle famiglie in affitto, contro il 4,7% di quelle proprietarie.
L’affitto medio per i nuclei in condizione di povertà è di circa 373 euro al mese, a fronte di 437 euro per le altre famiglie.

 

Andamento dei valori immobiliari e dei canoni di locazione

L’UPB evidenzia inoltre che tra il 2014 e il 2020 le rendite catastali sono cresciute solo del 3,8%, mentre i canoni di locazione sono aumentati del 9% (e fino al 24,2% considerando i dati fino al 2024).
Ciò dimostra come il costo dell’abitare in affitto sia cresciuto più rapidamente rispetto al valore degli immobili di proprietà.

 

Impatto economico della misura

L’intervento sulle regole di calcolo dell’ISEE comporterà un onere stimato di circa 500 milioni di euro l’anno, con effetti limitati sul fronte delle prestazioni agevolate, ma un impatto rilevante sul piano dell’equità tra proprietari e inquilini.

 

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